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16 août 2012

Commentaires


Mi sembra graziosa e leggera questa poesia, come il disegno di un ricamo che sembra ripetersi ma in realtà si evolve in una specie di volo; o come un brano di jazz che sembra ripetere le stesse note mentre invece avanza incalzante con vigore e grazia verso la chiusura, una chiusura che è/era anche l'inizio del brano.
Grazie per le tue proposte di lettura e sopprattutto per le traduzioni in italiano che ogni tanto aggiungi.




Luca usa gli stessi sintagmi in tutte le strofe. Eppure, nonostante l’artificio, l’effetto è quello di una poesia sempre nuova, in perpetuo divenire. Con un’unica interrogazione che si rincorre da un capo all’altro del testo: “è la fine del mondo?”, e che appare diversa ogni volta che la si legge. Il punto di domanda – la fine del mondo – è quello dell’essere “senza” soggetto, che respira, vicino al ghiaccio, il suo corpo leggero, che scivola tra le mie labbra, è una delizia, è un errore, è solo una colomba, comunque sia, là dove sono, accade qualcosa, in una posizione delimitata nel temporale. Ma l’altro pensava…
(a. r.)

PS: merci Angèle...


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